PDP non rispettato: che fare?

Dislessia, diritti e PDP non rispettato: disegno di due persone che discutono un documento

Il PDP è stato letto, condiviso e sottoscritto. Pensi di poter star tranquillo. Invece, no, non viene rispettato. Che fare?

Un’insegnante decide che la calcolatrice no, meglio non farla usare, sennò tuo figlio non si abituerà mai a fare i conti a mano.
Un altro decide che le mappe concettuali vanno bene per studiare, certo, ma non si possono portare alle interrogazioni, non scherziamo.
Un altro ancora assegna a tuo figlio la stessa verifica di tutta la classe senza ridurre il numero di quesiti nè aumentare il tempo a disposizione.
E che dire del professore che pretende lo studio mnemonico di verbi e regole grammaticali di una lingua straniera, nonostante il PDP ne dispensi tuo figlio?

Viene da chiedersi: ma il Piano Didattico Personalizzato (PDP) a che serve?

Superato il momento di irritazione, occorre però stabilire che fare per tutelare gli interessi di tuo figlio.

 

PDP non rispettato: due situazioni diverse

Il mancato rispetto del PDP può verificarsi in due situazioni diverse, che richiedono risposte diverse da parte tua:

  1. tuo figlio ha cambiato scuola (per esempio, al passaggio di ciclo) oppure sono cambiati uno o più insegnanti: è possibile che uno o più docenti non sappiano dell’esistenza del PDP o, addirittura, ignorino che tuo figlio ha un DSA. Raro che succeda nella scuola primaria, capita spesso nella scuola secondaria di primo e, soprattutto, secondo grado.
  1. gli insegnanti hanno firmato il PDP, ma sembrano dimenticarsene il contenuto.

Come comportarsi nelle due situazioni?

1. Insegnanti che ignorano il PDP: che fare?

Se gli insegnanti non conoscono il PDP (perchè sono cambiati o perchè tuo figlio ha cambiato scuola), è meglio agire subito, senza aspettare il primo Consiglio di Classe, spesso programmato dopo almeno un mese di scuola.

Consiglio ai genitori di trasmettere agli insegnanti la certificazione diagnostica. Eventualmente accompagnata dal PDP, oppure da un biglietto di garbato invito a consultarlo in segreteria (basta mettere tutto in busta chiusa perchè sia consegnato da tuo figlio ad ogni docente).

Spreco di carta? Assolutamente sì. La scuola dovrebbe organizzarsi meglio? Eh. Però, inutile polemizzare.
Meglio organizzarsi così per evitare inutili stress ai ragazzi.

 

2. Insegnanti che dimenticano il PDP: che fare?

Se gli insegnanti sembrano dimenticarsi quanto hanno firmato nel PDP, invece, occorre procedere per gradi:

  • rileggi attentamente il PDP e verifica se siano presenti o no lo strumento compensativo o la misura dispensativa non concessi; e se siano menzionate le situazioni in cui usarli (ad es.: sì o no durante interrogazioni e verifiche).
    Potresti scoprire che l’insegnante ha ragione: sta semplicemente applicando il PDP!
    In questo caso, se ti sembra che quello attuale non rispetti tutte le esigenze di tuo figlio, o che queste siano cambiate, puoi chiedere un incontro per discutere del PDP e ottenere una rettifica (in tal caso, presta particolare attenzione a quanto viene scritto, per evitare la necessità di… nuove rettifiche).

Dubbi su come come comportarti negli incontri per il PDP?
Potrebbero interessarti:

  • il PDP prevede l’applicazione di quello strumento compensativo o misura dispensativa negati? se è abbastanza maturo, conviene insegnare a un figlio con DSA la self-advocacy e aiutarlo a richiedere in modo corretto ed efficace il rispetto dei suoi diritti;
  • in alternativa, o in seconda battuta, segnala direttamente all’insegnante la “svista”, richiamando il PDP (per farlo, è sempre bene averne una copia pronta da mostrare);
  • se non ci sono risultati, parla con il Coordinatore di Classe e/o, se c’è nella scuola di tuo figlio, con il Referente DSA (o funzione strumentale) e chiedi un suo/loro intervento;
  • un ulteriore passaggio sarà informare il Dirigente Scolastico, al quale presentare prima una richiesta informale seguita, in caso di assenza di risultati, da una richiesta formale (scritta e protocollata);
  • se ancora non avrai ottenuto nulla, potrai rivolgerti all’Ufficio Scolastico Provinciale e/o Regionale (magari chiedendo aiuto alla sezione locale dell’AID (Associazione Italiana Dislessia) per sapere a chi indirizzare la tua richiesta)
  • infine, l’ultima spiaggia è adire le vie legali. Anche in questo caso è consigliabile richiedere prima una consulenza legale alla sede locale dell’AID (vedi sopra).
    Dovrai prima, però, procurarti tutta la documentazione utile. Per cui sarà necessario fare una richiesta di accesso agli atti (ai sensi della legge 241/90 art. 22.1), che dovrà essere ben motivata (art. 25.2). Potrai così visionare e estrarre copia delle verifiche scritte e dei verbali dei Consigli di Classe o Interclasse (limitatamente quanto è stato detto su tuo figlio).
    Una lettrice segnala molto utilmente come sia opportuno citare anche altre due norme di legge più recenti: il D. Lgs 33/14.3.2013 e il D. Lgs. 97/25.5.2016 (in particolare, l’art. 6, comma 1 e 2).  Soprattutto se si incontrano resistenze da parte del Dirigente Scolastico nell’accesso agli atti (purtroppo, può succedere).

Ricorda, però, che l’intervento di un avvocato è, in genere, costoso: sia in termini economici, sia soprattutto sul piano dello stress e del tempo che richiede. Insomma, se riesci a trovare soluzioni “pacifiche” è meglio.

 

Una possibile alternativa: cambiare scuola

In alcuni casi può essere preferibile scegliere un percorso alternativo: far cambiare scuola a tuo figlio.

Non sempre è possibile farlo, soprattutto se vivi in un piccolo centro. Ma anche quando ci sono scuole alternative, spesso i dubbi sono tanti:

  • e se cadrà dalla padella nella brace e si troverà peggio?
  • gli sto insegnando a gettare la spugna e a rinunciare a combattere contro i pregiudizi di chi proprio non capisce la dislessia?

Naturalmente, la prima domanda richiede approfondite indagini da parte tua (e di tuo figlio, se già adolescente).

Quanto alla seconda domanda: è una giusta riflessione. Però, non si possono neppure combattere le battaglie di principio sulla pelle dei ragazzi.

Se sono adolescenti, saranno loro a decidere che cosa preferiscono: restare e combattere per il rispetto dei diritti propri e di chi verrà dopo di loro.  Oppure andarsene, perchè la situazione è senza speranze.
Se sono piccoli meglio toglierli da situazioni eccessivamente difficili, prima che queste diventino francamente tossiche.

Attenzione, però: per cambiare scuola occorrono la disponibilità del dirigente scolastico della scuola futura e il nulla-osta del dirigente della scuola attuale.

 

PDP non rispettato: che cosa non fare?

  • Appoggiare acriticamente l’operato degli insegnanti come facevano i genitori di una volta (se l’insegnante ha detto/fatto così sicuramente ha ragione, devi adeguarti tu).
    In questo caso faresti sentire tuo figlio solo, incompreso e indifeso rispetto al mondo adulto.
  • Demolire la figura dell’insegnante “incriminato” agli occhi di tuo figlio.
    Non ci sono dubbi: questa è oggi la reazione più comune. Però è altrettanto negativa.
    Come mamma lo so bene: percepire la sofferenza dei nostri figli è molto doloroso. Dal dolore spesso nasce la rabbia. E la rabbia può essere difficile da contenere e incanalare in modo produttivo e non distruttivo. Come il vapore nella pentola a pressione può essere usato per cuocere rapidamente oppure sprigionarsi senza controllo e creare danni in cucina.
    Frasi come: non sa insegnare, non capisce niente, domani vado a scuola e gliene dico quattro, la faccio mettere a posto dal preside, ecc. sono distruttive. Anche se non le rivolgi direttamente a tuo figlio. Anche se te le sente dire a un’amica al telefono o alla nonna in visita.
    Non lo aiutano a fidarsi degli adulti della scuola e andarci volentieri. Dopotutto, volente o nolente, ci dovrà passare parecchie ore della sua vita.
    Meglio, innanzitutto, accogliere e condividere la situazione di disagio di tuo figlio e, poi, comunicargli con calma che cercherete insieme di trovare una soluzione.
  • Assecondare o incoraggiare l’idea di essere vittima di una persecuzione
    Mi riferisco ad idee come: l’insegnante ce l’ha con me, quel prof. mi ha preso di mira, le sto antipatico e non so perchè.
    Queste idee non renderanno la vita più facile a tuo figlio, anzi. Immagina quanto piacevole possa essere incontrare tutti i giorni una persona che pensiamo ci detesti.
    Inoltre, si tratta di un funzionamento mentale “primitivo”, che non aiuta a crescere psicologicamente.
    Meglio anche in questo caso accogliere il disagio e favorire spiegazioni più equilibrate del comportamento dell’insegnante coinvolto verso tuo figlio: forse non ha capito le sue esigenze, la sua fatica nel preparare quella materia, forse ancora non conosce il problema. In ogni caso, una soluzione si troverà.

Ultimo aggiornamento: 14.6.2017

Featured image: Pixabay

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